Parassita a chi?

Come ti comporti con le malattie e i parassiti? Usi qualche preparato naturale?

Nell’agricoltura del “non fare” è la Natura che fa al nostro posto. La natura del terreno e le condizioni pedoclimatiche non incidono sui risultati della Coltivazione Elementare che agisce alle basi dei fattori necessari per avere un terreno forte e quindi piante altrettanto forti. Nell’Orto Elementare le cosiddette “malattie” e i cosiddetti “parassiti” sono presenti, ma nell’equilibrio generale svolgono un ruolo utile come avviene in Natura. I fattori che determinano la dannosità di queste forme di vita sono essenzialmente: concimazione, lavorazione al terreno, diserbo, irrigazione, trattamenti antiparassitari, presenza di bancali, tipologia e gestione errate di pacciamatura, cattiva esecuzione dei trapianti e delle semine, collocazione errata (ad esempio in un eccesso di ombra) delle piante.

Il concetto scientifico di “parassita” è riferito alle forme di vita che prendono da altre forme di vita ciò che serve loro senza nulla restituire; ma dal momento in cui cominciamo a concepirle come esseri in grado di dare altrettanto quanto prendono nell’ambito dell’ecosistema generale, allora il concetto scientifico stesso di “parassita” viene falsificato dalla realtà ecologica.

Come ti comporti con gli insetti nocivi?

La parola insetti associata a “nocivi” è caratterizzante della vecchia agricoltura, con le conseguenze nefaste che abbiamo sotto gli occhi. Una pratica agricola veramente nuova sa vedere negli insetti una delle innumerevoli risorse che la Natura ci dona. Quando gli insetti diventano nocivi è segno che si sta coltivando contro Natura.

Come ti comporti con le arvicole?

Leggendo Claude Bourguignon mi sono imbattuto in un’affermazione che mi colpito: i cani della prateria e tutti gli animali scavatori hanno il compito naturale di rendere soffici i terreni. Dove tali animali sono stati scacciati è tornato il deserto. In un podere dove ho coltivato per molti anni, denominato “Terradura”, le talpe e le arvicole hanno svolto in pochi mesi un lavoro eccezionale e poi si sono allontanate, lasciando la terra super-soffice e produttiva, stato che ho poi conservato con la Coltivazione Elementare. Per questo non intervengo mai di fronte a qualsiasi apparente problema nell’orto. Accetto i danni momentanei nella certezza che essi siano un modo della Natura per ristabilire l’equilibrio dinamico compromesso, che nel tempo eviterà gli eccessi garantendo i raccolti. A proposito di animali escavatori, contrariamente a quanto si dà per assodato non credo che la presenza massiva di lombrichi sia indice di un terreno giunto al proprio stato ottimale; penso invece che tale presenza sia una tappa del percorso scelto dalla Natura per migliorare quel terreno e che nel “cantiere” i lavori siano ancora in corso. Mi riferisco sia ai lombrichi di profondità  (es. Lumbricus terrestris) sia, in minor misura, a quelli di superficie (es. Lumbricus rubellus, Eisenia foetida). Nei terreni giunti ad un alto grado di fertilità i lombrichi occupano uno spazio più defilato, al pari di tutte le altre forme di vita, perché il ruolo di rielaboratori della sostanza organica e minerale, di “arieggiatori” e “rimescolatori” viene svolto anche da un’infinità di altri fattori in equilibro tra loro.

Come ti comporti con le lumache e le  limacce?

In Natura le lumache sono in equilibrio con le altre forme di vita presenti e svolgono un ruolo molto utile. Anche nell’orto si può ricreare un’armonia analoga. Quando le limacce arrivano ad arrecare danni alle coltivazioni significa che il terreno è stato impoverito e richiede il loro contributo quali sminuzzatrici di sostanza organica che, assimilata in forma di deiezioni dagli strati sottostanti la pacciamatura, darà origine al miglioramento necessario. Nel mio orto le lumache trovano riparo all’interno delle foglie umide dei cespi di insalata, ma non arrecano danni perché si nutrono solo delle foglie basse e gialle che non vedono la luce. Quindi le lumache vanno ringraziate e soprattutto lasciate lavorare. Ho dedicato a loro un capitolo del libro “La Civiltà dell’Orto. La Coltivazione Elementare“.

Riguardo le ragioni per le quali in alcuni casi, in orti non coltivati da me, dopo i primi mesi o addirittura anni mi hanno riferito di problemi legati alla presenza di lumache, ho potuto verificare che si trattava sopratutto di un problema legato alla inadeguata tipologia e gestione della pacciamatura. Oltre a questo ho trovato anche piante rese deboli dalla posizione troppo ombreggiata, dall’aggiunta di terriccio nei nidi, da forature eseguite sul terreno per arieggiarlo, da errori di piantumazione (sia riguardo le modalità che l’epoca di esecuzione) se non addirittura la presenza di bancali e relativi impianti irrigui. Più spesso la ragione consisteva in una presenza discontinua nell’orto con periodi di abbandono. In sostanza voglio dire che c’era una qualche causa che rendeva le piantine deboli e quindi indifese non solo alle lumache, ma anche al freddo, al caldo e all’attacco di altre forme di vita. In un solo mio orto del passato ho riscontrato una presenza eccessiva di lumache dopo i primi mesi. La terra era una vera e propria palude ed era annichilita da anni di lavorazioni, concimazioni e trattamenti. In quell’occasione ho superato il problema difendendo per il primo anno con delle bottiglie di plastica tagliate le piantine appena trapiantate e niente di più.

 

Parassita a chi?

 

Un’altra soluzione radicale è la formazione di un laghetto di dimensioni adeguate che attrarrà, tra gli altri, anche anfibi, insetti, ricci e altri amici ghiotti di uova di lumache.

Parassita a chi?

 

 

Come si affrontano gli afidi?

Non si affrontano. Ci pensano Coccinelle & Company.

 

Parassita a chi?

 

Come si risolve il problema delle cimici?

Il “problema” delle cimici si risolve da solo con la biodiversità che si ottiene grazie alla salvaguardia del terreno e delle erbe spontanee.

Come ti comporti col mal bianco?

L’oidio si presenta facendo danni quando la pianta è in forzatura, seppure leggera, come ad esempio con un eccesso di irrigazione che ne altera la crescita “intenerendola”, oppure quando piante eliofile vengono poste all’ombra. In un contesto di corretta Coltivazione Elementare l’oidio entra in simbiosi con la pianta stessa per ridurre la superficie traspirante proteggendola dall’eccesso di calore estivo. In questo caso il germoglio centrale resta sano, la pianta non viene compromessa e continua a produrre. In Coltivazione Elementare le foglie che presentano oidio possono essere lasciate sulla pianta. Se per motivi estetici si volessero togliere le foglie con l’oidio è importante che esse vengano spezzettate e rimangano al piede della pianta; in questo caso l’oidio diventa un acceleratore dei processi di decomposizione e le foglie si trasformano in ottima pacciamatura ad hoc. Ripeto: questi effetti positivi dell’oidio non si verificano con scarsa pacciamatura, lavorazioni del terreno, concimazioni, irrigazioni ripetute o con piante eliofile poste all’ombra. Qualunque trattamento venga eseguito con sostanze chimiche, organiche, minerali rallenta o addirittura blocca i processi naturali di arricchimento della biodiversità e di formazione dell’humus. E da qui in poi ogni intervento è lavoro autoindotto.

Il mio orto piace anche ai bruchi e alle cavolaie. Qualche suggerimento per una sana convivenza?

Nel mio orto in casi come il tuo non intervengo e in breve la situazione si risolve da sé. Ho una buona pacciamatura costantemente tra i 15 e 20 cm e nient’altro. Se il tuo orto ha meno di due anni è ancora più importante che le forme di vita che adesso appaiono un problema permangano, perché solo così verranno attirate e si insedieranno nell’orto altre forme di vita che porteranno a un equilibrio dinamico secondo Natura. Se il cavolo è forte non verrà intaccato il “cuore”, ma solo le foglie periferiche; nel caso del cavolo nero la pianta si ricostituirà a partire dal germoglio apicale rendendo possibili splendidi raccolti autunno-invernali.

Come ti comporti con la dorifora?

Lasciando intorno alla parcella in cui coltivo le patate un adeguato spazio di erba alta la dorifora non mi ha mai arrecato danni.

Come risolvi il problema dei grandi animali che entrano nell’orto, ad esempio istrici, tassi, caprioli e cinghiali?

Realizzo una recinzione adeguata.

Se il luogo nel quale sto coltivando è particolarmente inquinato come potranno tutte le forme di vita manifestarsi in equilibrio?

Più Orti Elementari si coltiveranno più sarà facile che si verifichi il disinquinamento dei territori. Tieni inoltre presente che molte forme di vita sembrano assenti, ma sono in realtà ritratte in esigue colonie e tornano alla ribalta non appena le condizioni lo consentono. Questa è un accadimento sorprendente e ignorato dai più, ma ne ho avuto molteplici esperienze.

 

Foto e testi di Gian Carlo Cappello e Mara Lilith Orlandi. © Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione