Darsi alla macchia oggi

Conosco centinaia di “border-line” del consumismo in cerca di una Stella Polare per orientare la prua verso il cambiamento, in bilico tra utopia e realismo o, se preferite, tra entusiasmo e timore.

Avrete notato che spesso la Coltivazione Elementare è associata alla definizione “Civiltà dell’Orto”; bene, questa è la mia sintesi tra i due estremi: l’orto come realizzabile emblema di autosufficienza e la Civiltà come utopia di un mondo migliore. La ricerca dell’autosufficienza va ben oltre la coltivazione dell’orto, abbraccia la costruzione della propria abitazione, la produzione di energia, l’aver cura di sé, la trasformazione dei prodotti, l’artigianato nei più svariati settori e via dicendo. E qui sta la sintesi: la Civiltà, a mio parere, si identifica col luogo ad alta socialità dove ogni “saper fare” si amalgama indissolubilmente con la dimensione esistenziale individuale (e anche ecologica, ovviamente). Ma al di là delle definizioni si tratta poi di entrare nei dettagli operativi, questo è il cruccio dei “fuggenti”. Per quanto mi riguarda (e ormai siamo in tanti) ho individuato nella Coltivazione Elementare la modalità adatta a una reale autosufficienza alimentare, soprattutto per il cambiamento, in quanto non richiede investimenti iniziali né in corso d’opera, non è complicata né faticosa e produce tantissimo. Ma soprattutto perché la terra migliora coltivandola pur non richiedendo nessun reintegro di sostanze nutritive esterne. Questa è un’altra similitudine con una civiltà perfetta, dove siano aboliti l’accaparramento dell’aziendalismo e del “professionalismo”, dove l’esperienza e la passione – come il cibo – siano accessibili a tutti, in tutti i …campi.

9 gennaio 2019

Gian Carlo Cappello

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