8 gennaio 2019

La lunga pratica di coltivazione elementare mi ha portato ad alcune conclusioni riguardo il rapporto tra razionalità ed estemporaneità.

Al pari di un comportamento improvvisato e reattivo o di un eccesso di ascetismo, l’esaltazione della razionalità è un virus venefico che accompagna l’umanità dai tempi più remoti, una metastasi capace di diffondersi in maniera subdola, apparentemente amica nei risultati a breve termine, ma in realtà sterminatrice nella continuità delle sue applicazioni. Il fuoco ha iniziato la distruzione della salute del Pianeta quando ancora eravamo poche unità dedite alla caccia e poi alla pastorizia; a partire dagli albori, le tecnologie agricole hanno stanato la vita del suolo distruggendone progressivamente la fonte prima: l’humus. L’antica Roma, il Rinascimento, le conquiste coloniali, l’Epoca dei Lumi, la Rivoluzione Industriale e ora la post-modernità: un filo rosso di distruzione delle risorse ambientali in nome del progresso, operate dal malinteso senso della razionalità. Un nemico difficile da individuare e ridurre malgrado i tentativi di una ricerca filosofica e spirituale evidentemente non ancora adeguata, sfociata per lo più in convenzioni religiose dogmatiche o comunque istituzionalizzate. Anzi, chi detiene il Potere utilizza razionalmente proprio l’idealismo e la spiritualità per riassorbire le istanze di cambiamento di chi desidera un’esistenza più completa, equilibrata e non controllabile ai fini dello sfruttamento. E direi che ci siamo ancora dentro fino al collo. Io cerco il mio equilibrio tra razionalità ed estemporaneità nella coltivazione elementare, ma credo che ognuno possa applicarsi a questa riflessione a partire dalle proprie inclinazioni.

Gian Carlo Cappello

Gian Carlo Cappello