12 gennaio 2019

Confrontandomi con molte persone in questo momento di costruzione di una nuova società, tra i punti a mio parere non chiariti a sufficienza domina il rapporto col denaro.

Innanzitutto lo si confonde spesso col lavoro, mentre dovrebbero essere tenuti ben distinti. Credo anzi che siano proprio in antitesi: il lavoro anche per noi umani dovrebbe essere un’espressione spontanea, come lo è per qualsiasi altro essere vivente; dovrebbe prefiggersi come obiettivo il miglioramento dell’ambiente attorno a se’ e la soddisfazione di una buona riuscita, con il conseguente apprezzamento della comunità. L’impegno, la disciplina, il tempo da dedicarvi, il luogo dove svolgerlo e – soprattutto – a quale campo applicarsi dovrebbero essere scelte assolutamente individuali e cucite su di sé come un abito su misura. Quando si afferma: il “qui e ora” è una condizione ottimale, credo ci si debba riferire proprio a queste condizioni; nella nostra vita l’attività lavorativa occupa il tempo migliore nell’attimo presente di ogni giornata, settimana, mese e, anno dopo anno, della vita. Ora inseriamo nel concetto di lavoro la necessità imposta dal sistema capitalista del denaro come mezzo di sopravvivenza e di riconoscimento del proprio valore. Il “qui e ora” si annulla in altri pensieri e timori e la libera volontà viene soppiantata dall’obbligo: sono obbligato a spendere poco per approvvigionarmi delle materie prime, devo trovare i compratori, devo caricare su ciò che costruisco le spese indirette, tasse, affitti, interessi bancari, gestione e via dicendo. E poi chiudo un occhio e valuto come male indispensabile qualche danno all’ambiente naturale. Il lavoro diventa così alienazione, come se mentre facciamo all’amore fossimo con la testa agli impegni successivi, tipo andare a pendere la zia Teresa per accompagnarla all’ospedale. Il primo accorgimento nella formazione di una nuova comunità, di un nuovo insediamento umano intenzionale dovrebbe essere proprio il non alterare in nome della necessità di denaro il valore del proprio lavoro, neppure provvisoriamente. Se ogni volta che metto piede nell’orto fossi in preda a un malinteso senso del realismo e se lo vedessi in termini aziendalistici… la coltivazione elementare non sarebbe mai nata!

Gian Carlo Cappello

Gian Carlo Cappello