2017

Vivere Sostenibile Romagna, Aprile, 2017. A cura di Maddalena Nardi

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Luglio 2017

2017

 

Vivere Sostenibile, Bologna, giugno 2017

2017La scienza ha dimostrato di poter creare benessere, ma applicata al coltivare ha fallito. Questa tesi, difficile da mandar giù per molti addetti al settore e per la mentalità comune, ha delle precise motivazioni.

Che vi sia stata una rappacificazione tra l’essere umano e la natura con l’introduzione dell’agricoltura è un grosso malinteso; dopo l’annientamento di tutte le forme di vita tacciabili in superficie il cacciatore dismette le armi e imbraccia gli attrezzi agricoli, continuando la strage laddove ancora si è rifugiata la vita: nell’humus, fonte ormai quasi ovunque esaurita di calorie. La scienza che crea tecnologie per l’agricoltura ha più a che fare con gli strumenti di caccia e di guerra che non con il prendersi cura della Natura spontaneamente e generosamente produttiva: in agricoltura la ricerca è orientata alla distruzione e non al rispetto della vita.

Per quanto si possa indagare, la conoscenza dei processi naturali capaci di portare energia dal Sole alla terra e da qui ai vegetali – e quindi a noi e agli altri animali – non è alla nostra portata; l’esperienza ha dimostrato come nessuna pratica agricola sia in grado di aumentare i livelli di energia garantiti dal sistema naturale.

Ogni concimazione indebolisce direttamente o indirettamente il terreno, ogni irrigazione lo destruttura o lo dilava, ogni lavorazione uccide quintali di forme di vita per ettaro, ogni diserbo elimina l’apporto di energia solare all’humus dovuto alla fotosintesi dell’erba spontanea.

Così è anche per i sovesci, e rotazioni, le consociazioni e le altre cosiddette “buone pratiche” agricole: tutte a bilancio calorico e ambientale negativo. La scienza ha prodotto tecnologie che hanno desertificate in pochi decenni il 50% dei suoli coltivabili, 2,5 miliardi di ettari di buona terra…effetto napalm! Se questa non è guerra.

Altre conseguenze nefaste delle guerre sono le carestie e la denutrizione; al di là degli annunci trionfali riguardo al superamento della soglia di scarsità alimentare raggiunto grazie all’agro-industria, a causa della qualità inaccettabile del cibo prodotto il Pianeta sta conoscendo proprio ora le conseguenze della cresta alimentare più grave della storia dell’umanità. Mi riferisco ovviamente all’aumento esponenziale di tumori, diabete, intolleranze alimentari, cardiopatie, carenze vitaminiche, osteoporosi, malattie della vecchiaia e via di seguito. La perdita di energia naturale nel suolo si rispecchia nella vita di superficie.

Mi sono dilungato, ma se avere pazienza di aspettare il prossimo numero di Vivere Sostenibile prospetterò le soluzioni che la coltivazione naturale mette sul piatto!

 

Vivere Sostenibile, Luglio 2017

2017

Il relazionale di giugno ha messo in luce i problemi provocati dalla vecchia mentalità del coltivare; qui vorrei mostrare l’altra faccia della medaglia: la Coltivazione Elementare.

Rimettere l’agricoltura dove l’abbiamo trovata, cioè nelle mani della Natura, richiede non tanto una nuova manualistica quanto un processo di crescita interiore, rivolgendomi con questo auspicio sopratutto alle generazioni dei nuovi/e coltivatori/trici: una maturazione accompagnata da una nuova capacità di osservazione, di percezione e più ancora di immedesimazione nell’unica realtà esistente, quella della Natura al di fuori della quale c’è solo alienazione.

Un’obiezione ricorrente a questo principio riguarda la necessità di possedere tecnologie avanzate, prodotto di un raziocinio esasperato, per coltivare le grandi superfici “in grado di sfamare il ondo”, accettando le inevitabili ricadute a carico dell’ecosistema. Credo sia un’obiezione grandemente superficiale (appunto).

Sgombriamo intanto il campo da questa ipocrisia: l’agricoltura su larga scala deve produrre profitto individuale, non buon cibo per tutti. La soluzione al problema della scarsa qualità e della carenza alimentare è di carattere sociale, nella suddivisione in parcelle produttive non concentrate in grandi superfici ma distribuite ovunque nel territorio, coltivate senza impatto ambientale.

Mettere in campo un trattore, un nuovo concime o diserbante, sopratutto attingendo le risorse per tali acquisti da finanziamenti costituiti da denaro pubblico (uscito dalle tasche dei cittadini), altro non è che far pagare all’ambiente e alla società costi di produzione nascosti, a tutto vantaggio dei poteri economici forti del settore agro-alimentare che detengono le tecnologie.

La Coltivazione Elementare è a costo zero sin dall’inizio e migliora sia la terra che l’ambiente e l’apporto energetico delle tecnologie è superato in quantità e qualità dalla salvaguardia dei processi naturali; ne deriva, dato che l’energia disponibile alla crescita delle piante è minore rispetto alla coltivazione naturale, che l’aumento quantitativo delle rese industriali può avvenire solo a scapito della qualità.

 

Vivere Sostenibile, Bologna, Luglio-Agosto 2017

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Cronaca di Messina, Giugno 2017

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Vivere Sostenibile, Bologna, Settembre 2017

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L’Archetipo, Dicembre 2017. A cura di Shanti Di Lieto Uchiyama

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